San Marino. Cominciamo ad aprire il file “Europa” … di Angela Venturini (seconda parte)

Il capitolo IV della II parte della bozza di testo dell’Accordo San Marino – Ue è dedicato alla Prestazione di servizi. Si riferisce in sostanza alla libera prestazione di quei servizi che vengono forniti a titolo oneroso e che qualora non siano già contemplati nelle disposizioni sulla libera circolazione delle merci, possono essere esercitati in qualsiasi Stato membro (in questo caso anche associato) alle stesse condizioni che vengono applicate da quello Stato ai propri cittadini. 

Ciò presuppone, dunque l’abolizione di ogni discriminazione fondata sulla nazionalità.

Di primo acchito viene da pensare che un contesto maggiormente concorrenziale, sia maggiormente favorevole per il consumatore sammarinese, che può scegliere il professionista, l’artigiano, il tecnico riparatore, su una più vasta gamma di prezzi e di servizi. Va da sé che questa norma favorirà l’aumento delle opportunità di mobilità lavorativa negli Stati esteri anche per i lavoratori autonomi di San Marino, che potrà avvenire in sinergia con il riconoscimento delle qualifiche professionali.

Gli Allegati V – VI – VII trattano nello specifico le varie modalità e tutti gli ostacoli che devono essere rimossi affinché sia effettivamente garantito il diritto di esercitare il lavoro autonomo con condizioni uguali per tutti. Spicca tra gli adempimenti, l’obbligo di preparare personale sammarinese a partecipare al sistema EURES (Servizi Europei dell’Occupazione), volto a promuovere la libertà di circolazione dei lavoratori all’interno dell’UE, soprattutto attraverso lo scambio delle informazioni sulle opportunità occupazionali. 

Tra i benefici, spicca invece il riconoscimento in tutti gli Stati Ue delle qualifiche professionali del Centro di Formazione Professionale (CFP), nonché le qualifiche rilasciate dai centri di formazione delle varie federazioni sportive, e la risoluzione dei problemi ancora presenti a livello di ordini professionali sammarinesi. 

Ma perché tutto questo possa avverarsi, San Marino avrà l’obbligo, sul piano amministrativo, di attivare il sistema IMI “Internal Market information system” (piattaforma informatica on line multilingue). 

L’IMI è stato sviluppato e lanciato nel 2008 per facilitare lo scambio d’informazioni su base quotidiana e consente alle autorità competenti degli Stati membri di cooperare tra loro per garantire il rispetto della legislazione del lavoro e contribuisce a rafforzare la tutela dei diritti dei lavoratori.  In sintesi, è uno degli strumenti principe della governance del mercato interno unico. 

Grazie alla partecipazione al sistema IMI, San Marino entrerà in possesso di informazioni ad oggi inaccessibili per uno Stato terzo. Di conseguenza, saranno agevolati gli scambi di informazioni tra le pubbliche amministrazioni che si occupano dell’attuazione pratica del diritto europeo in materia di qualifiche professionali, distacchi di lavoratori, di commercio elettronico, di appalti pubblici, di assistenza sanitaria transfrontaliera, eccetera. Per fare un esempio, può anche smistare la richiesta di un insegnante tedesco che voglia venire ad insegnare a San Marino, o di un insegnante sammarinese che voglia andare ad insegnare in Portogallo. Questo è il modo per garantire un’efficace cooperazione amministrativa nel mercato interno. 

Stando così le cose, San Marino dovrà far fronte agli investimenti necessari a garantire la piena operatività del sistema, anche in termini di risorse umane necessarie per le attività di formazione, promozione, assistenza tecnica e gestione dell’IMI; e dovrà provvedere all’individuazione di un coordinatore nazionale IMI. 

La domanda è: abbiamo persone in grado di fare questo, o le dobbiamo formare? In ogni caso, bisognerà rimboccarsi le maniche alla svelta perché se è vero che manca poco alla firma dell’Accordo e quindi alla sua entrata in vigore, poi ci sarà solo un anno mezzo per adeguarsi a quel futuro che ormai dovunque è realtà. 

Angela Venturini

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